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Orazione 04/12/2018: Adesso che non c’è “prima”…

Prima, quando era “prima”, si era soliti dire: “Si avvicinano tempi difficili o complicati o…”
Adesso, che non c’è “prima”, non è che si avvicinino, e che ci sono, ci sono e… e continueranno ad esserci.
Prima, sembrava esserci un tempo di latenza in cui l’essere si preparava, si purificava, si riordinava. Adesso, che non c’è “prima”, in qualunque momento sorge la sfrontatezza o l’insulto o l’aggressione o… il pregiudizio, la condanna…
Siamo rimasti senza “prima”.
Ed è facile, per puro meccanismo reattivo, che davanti agli stimoli nocivi si risponda con la stessa moneta… e che si aggravi ancora di più la guerra che già da tempo si è resa evidente nel vivere quotidiano dell’essere umano, qualunque sia il suo habitat. Quel che accade è che erano guerre – o sono guerre- molto diverse: di interessi, di ideologie, di bombe, di attentati, di invidie, di menzogne…
Un impressionante sviluppo di mezzi… che hanno creato intermezzi con scalini storti: che favoriscono cadute e… deterioramento.
Quando “prima” sembrava che si riuscisse a comunicare con… che davvero comunicavamo fra noi!, adesso, che non abbiamo “prima” , ci rendiamo conto che i mezzi in cui abbiamo invertito, le intenzioni comunicatrici come necessità di specie, sono state e sono non comunicanti: mezzi di aggressione… che cercano, in ogni essere, il punto in cui si può colpire di più; guerrieri addestrati all’inquietudine, e così poter manovrare, manipolare… le disperazioni.

Ci vendono sicurezze, ci affittano libertà, ci propongono ipoteche, ci offrono prestiti…; tutto ciò è un’azione premeditata per l’addomesticamento assoluto.
E se stavamo guardando le stelle…, e prima -quando esisteva “prima”- ci rifugiavamo nei templi, nelle abbazia, nei conventi, nei cammini dei pellegrini, nelle intimità dei soffi più sublimi, ora, il miglior alimento è… il potere violento.

E il senso Orante si chiede… e ci dice: “Di fronte… al discredito del credo si deve rispondere con l’arma della Fede? O questa è già sufficientemente provata emotivamente… per via degli stermini che si fecero in suo nome?”.

Inoltre, prima di “prima” la fuga aveva il suo tempo. E si poteva rimanere in fuga… il tempo sufficiente per avere un registro di bontà. Adesso, che non c’è “prima”, dove fuggi? C’è un posto di accoglienza? C’è un luogo di… benedizioni? O ti aspettano con fredde e nuove (per dirlo in qualche modo) credenze che ti obbligano?

Si può dire, molto alla leggera!, che ci sono condizioni migliori di altre. Ma molto alla leggera.
Credere è diventato “difficile”… perché sta diventando proibito.

Senza dubbio, l’Orare, come espressione formale, è quasi un delitto; superstizione di basso rendimento. Addirittura, fra gli stessi che orano si contendono la parola.

Forse, prima di “prima”, “una parola tua basterà per guarire ”. Oggi, senza “prima”, “una parola tua basterà per condannarti”.

Ma il credo è il “nome” che ci promuove, che ci motiva. E in questo senso, il Senso Orante, ci accoglie, ci approva e ci assiste… con la visione che è “l’opportunità”, l’opportunità di esercitarsi… in ciò che si crede, in ciò che si sente, in ciò che si sospira, in ciò che si anela, in ciò che si immagina, in ciò che si “creativizza”.

Se siamo troppo attenti agli acidi corrosivi –che arriveranno con le loro parole infervorite e le loro comparazioni di qualità… paralizzeranno le nostre anime, spremeranno il nostro spirito, cercheranno il confronto…
Ma il Mistero Creatore si confronta forse con la vita? O piuttosto è in permanente concilio con lei!? O piuttosto pone la vita in diverse circostanze per accreditarne il valore! per promuovere il suo splendore, per fare del vivere, davvero, un’arte!... e che l’acidità e la critica svaniscano per mancanza di applausi.

Se il nostro ausilio è l’Orazione, e il nostro credo è l’ascolto obbediente e la testimonianza conseguente!... non c’è confronto, non c’è paura, non c’è disperazione… anche se tutto attorno dovesse essere sottosopra!

Sì. Come accade con la costanza del Mistero Creatore, che non smette (interrompe) la sua assistenza a causa delle nostre barbarie…; bensì promuove in noi lo scoprirle, analizzarle… e migliorare la nostra condizione!, nonostante, ogni volta, sia di una minore dimensione… “apparentemente”.

Quando l’umanità scoprì quel piccolo atomo nascosto… che sequestrò al sole, e scoprì che, una sua piccola porzione – così piccola, così piccola, come ciò che sta in un catino-, con una adeguata condizione, era capace di produrre una distruzione atroce!, il piccolo e poco si fece grandioso! e fino a un certo punto, incontrollabile.

Non sono “quantità”, quelle che contano. Sono “qualità” quelle che ci sono, esistono… e rappresentano la vita.

Adesso che non abbiamo “prima” né “prima di prima”, ma che ci troviamo nell’instante…; pur trascinando i passati, presenti e futuri, sì. Ma l’istante di questa particella e di quell’atomo debitamente attivato è capace di produrre un’immensa quantità di forza!, di energia!, capace di illuminare una città o… distruggerla. Nello stesso modo si attiva il credo!, si attiva la fede! Si attiva la testimonianza! Si attiva la perseveranza!...
“In qualità”.

Sembra che si stia sulla difensiva!; no. Si è in evidenze; sì. E questo è ciò che deve configurare uno stile compiacente affinché, così, chiunque si avvicini… non incontri motivi di timore o desideri di attacco; ma piuttosto bussi alla porta per compiacersi.

L’attacco sorge d’immediato, nello stesso orante, ragionando e dicendo che “è una teoria interessante”. Ma fuori – lì, ovunque! attendono i giudici, gli invidiosi, i parassiti, i dissidenti dei loro progetti… che non esercitano, ma che servono da parapetto per evitare soffi di speranza, continui.
“Soffi di speranza, continui”.
No. Non sono teorie. Non siamo… nella nuvola. Siamo nell’essere. Stiamo in quel che siamo: un verbo che indica un’azione!; un verbo-azione che indica un movimento!; un movimento che indica “vita”!
E rivendicando la parola orante, ricordiamo il suono iniziale, quello che ci annunciava che “In principio era la parola”!, e la parola era la Creazione. E niente si fece senza di lei”.
Quindi, l’Orazione ci avverte della cura che dobbiamo avere con le nostre proprie contaminazioni, che arrivano immediatamente quando l’anima si anima, si alma!, si nutre! si fa capace! E, con ciò, la realizzazione di qualunque possibilità!

Non costruiamo con lamenti, lo facciamo con soffi!
Non cresciamo con i “ma”, lo facciamo con i “sì”!...
Non raggiungiamo la convinzione, con ragioni; lo facciamo… per convinzione del sentire! di amori!...

E tutto ciò non ci crea rinunce né perdite. Bensì ci illumina le oscurità. Ci promuove nelle situazioni difficoltà. Ci rende veramente liberati!... Ci toglie la tragedia e il dramma.

Il Soffio del Mistero Creatore ci convoca e ci invoca, orantemente, a che l’ascolto si faccia corpo!, si faccia sensi! con olfatto, gusti, visioni, orecchie, e tatti…operativi! Oltre ciò che è materiale, sapendo vedere attraverso di lei.
Farci trasparenti!

Gli avvisi luminosi delle foglie d’autunno ci avvertono delle prossime nevicate, freddi… e fuochi. Come se fosse una chiamata all’ibernazione, a raccogliersi nell’essenza di ciò che si sente di essere e di ciò che si percepisce che… siamo animati ad essere!
Sì!...