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Orazione 22/06/2018: L'essere è un’ispirata potenziale eccezionalità


Il Gran Mistero Creatore… porta a interrogarci su ciò per cui non abbiamo… risposta; come, per esempio: Perché? Che bisogno? – Bisogno? – aveva la Creazione, di creare la vita? Perché? Per cosa?
Domande di una coscienza poco evoluta, certo, ma… necessarie.
Contemplando l’Universo vicino – o fin dove ci è dato di guardare lontano, data la nostra capacità – incontriamo moltitudini di manifestazioni luminose e scure.
Dicono… proprio – dicono gli astronomi, in una recente pubblicazione, che saremo sempre più soli nell’Universo.
Sì. Affermano che l’espansione sia sempre più grande e che si incrementa la velocità in cui si espande. E, in questo modo, ci separiamo sempre di più da altri elementi celesti, di luce – vedasi, per riassumere, “Stelle” – E che, di questo passo, fra 200.000 -o qualcosa del genere- anni –Poco! - ... ci troveremo lì, o da qualche parte, circondati semplicemente, -semplicemente? - Di materia e energia oscura.
Soli.


Questa proposta o visione potrebbe essere, una storia, un racconto; adesso che tanto preoccupa la solitudine, e incomincia a essere tanto importante quanto lo stress, l’obesità, il tabagismo, l ‘alcolismo… Ie “hit parade” della salute umana -.

Non sarà… non sarà che questa solitudine è prodotto di quella precipitata fuga della Creazione nella sua espansione…? O non ne ha niente a che fare?
Ma, ritorniamo alla nostra domanda orante:
Per cosa…? Perché creare quel complesso e sconosciuto sistema che si chiama “Vita”? E nel quale ci incontriamo.
Una vita che, coscientemente, abbiamo la capacità di maltrattare, di rovinare, di manipolare, di manovrare, di controllare di… “travestire”…
Parola che non so come potrebbe applicarsi, ma… non è un appellativo di condanna o di cattiveria, no. La vita travestita deve essere qualcosa come “la vita equivocata”, per esempio: il non sapere neanche di essere vivi, o, se lo si sa, non si ha il coraggio di viverlo.
Va bene! Ma questo è un incidente, nient’altro.
Certo è che forse, -forse- per mancanza di dati – sia, la specie umana, una specie particolarmente drammatica, caotica e tragica, con segni di disperazione, e ben poco, e sempre meno - senso dell’humor e, sicuramente, di gioco.
Che bisogno aveva la Creazione di complicarsi talmente tanto? Potremmo essere stati un pianeta in più, come tanti altri. Invece, perché?
E poi -a questo punto- si creano società e strutture devastanti, potentissime, che fanno sì che qualunque tentativo di originalità - salvo eccezioni, salvo eccezioni! – sia, presto o tardi assorbito… e ritorni ai canoni imposti che si generano per manovrare, controllare e manipolare, l’uomo, verso lo stesso uomo.
Slogan semplici come “Torna a casa a Natale” o “Sono arrivate le vacanze”, o qualunque altra banalità, muovono milioni e milioni di esseri.

La minima originalità o eccezionalità è perseguitata, criticata, condannata…
Ed è criticata e perseguitata e osservata, dagli stessi che costituiscono quella “eccezionalità”. Senza dubbio, sono molto contagiati dalla forza del…vivere attuale.

Il Senso Orante ci chiede: ha senso una ribellione eccezionale, difronte il fiasco monumentale nel quale gravita la specie?
Sì! Sì c’è l’ha; anche se occorre contare sul contagio, sulla Pasqua, sull’equinozio, l’estate, il Natale… le vacanze, certo!
Sorgerebbe - così, come un piè di pagina – sorgerebbe, questo delle vacanze, come conseguenza del giorno di riposo del Signore? Dato che riposò il settimo giorno... Verranno da lì le necessità di riposo? Quindi quel che fece fino ad allora deve essere stato molto stancante, molto laborioso, molto… molto duro!
Veramente credete…- si può credere – che la Creazione si stanchi? Lavora duramente… e ha bisogno di riposare?
O piuttosto, per quella eccezionale idea di Creare la Vita, il Mistero dei Misteri si pone in una situazione diversa?
Non va in vacanze. “Si occulta”.
Non riposa… perché non si stanca.
Sta zitto.
Mantiene la sua Misteriosa Presenza… come se preservasse l’eccezione.
Sicuramente, è implacabile con la volgarità.

E il punto è che… qualunque espressione di VITA ha quel potenziale di eccezionalità. Che è come dire che, nella Creazione, s’implica ciò che Crea!... e offre! “almeno” - la sua Ispirazione.
E diciamo “almeno”, per trovare una parola che possa essere all’altezza. E così, potremmo dire che ogni essere di umanità è un essere ispirato dal Mistero Creatore.
E siamo portatori di quella ispirazione. E ciò ci converte potenzialmente in “eccezionali”. E ci da l’opportunità di esercitarci come tali! Ma sotto l’ottica di quella Misteriosa Creazione!
Ma cosa accade? Ah! no. L’essere di umanità ha raccolto quella ispirazione – per riassumere – Divina, e la usa per la sua propria coscienza di guadagno, beneficio e profitto…
Crede- in base alla sua ragione – che per quella ispirazione che possiede essendo eccezionale sia SUA! E in base a ciò, si deifica, si proclama, si assicura. E ha tutto chiaro…
In fondo -e in superficie- è una sfida alla Creazione.
“Forse tu o tu o tu, credi che il tuo ispirato verbo, o bellezza, o abilità o possibilità… sia prodotto della tua facoltà, del tuo sforzo, del tuo lavoro?”


Beh, sì. La maggior parte delle persone crede di sì.
Anche un facile ragionamento ci potrebbe condurre a dire: “Se veramente è cosi,
Come può essere che il tuo potenziale di eccezionalità sia talmente povero che… non è fattibile? Inciampa, cade, si sbaglia…Inganna, dice bugie, occulta!...!”
Certo! Tutto questo, possibilmente accade per l’usurpazione che fa, l’essere della sua ispirata e potenziale eccezionalità. Non lascia che quell’ ispirazione si promuova come tale sotto il riferimento del Divino! Ma invece lo prende come possessione. Di quel che s’inventa, come “Il destino” o “la libera e arbitraria decisione”.


Forse, questa ispirata eccezionalità potenziale che ogni essere ha è l’espressione del Mistero Creatore, che si mostra – quindi anche la vita-, in ogni essere, come espressione di LUI stesso. In questo modo, così come si mostra nelle galassie, nei cumuli, nelle fantastiche spettacolari mostre dell’Universo, si mostra anche nell’insolito accadere della Vita.
E si mostra ispirandola… e ispirando agli esseri, affinché questi contemplino l’azione Creatrice! Affinché credano!... nel senso creativo, e credano!... nel senso animista; come anime!
Che smettano di volersi come materia utilizzabile e di rifiuto, e che accedano all’amarsi… come fluido eccezionale ispiratore!!
Che smettano di ingannarsi con parole e posizione schive e poco chiare.
E che assumano la loro presenza nell’Universo!... sapendo che “l'avvenimento orante” è la risorsa per eccellenza per incontrarsi con l’essenza dell’ispirazione, e del potenziale che questa ci offre per poter contemplare la Creazione.
In questo senso, con questi elementi, è possibile che, orando, sia la stessa ispirazione - “La propria ispirazione” – che dice a sé stessa, che contatta senza chiedere, per farci sentire, così, veramente eccezioni ed esercitarci come tali!
Così che potremmo dire che, quando ci disponiamo ad orare, è la nostra ispirata potenza a prendere riferimento, si sintonizza con la sua origine.
Detto più semplicemente: Dio si sente molto bene con Dio. Vanno d’accordo. Non discutono. Non si provocano, non si invidiano.
Qualunque sia il modo in cui si presenti il Divino, quando quel modo cerca di sintonizzarsi con il Mistero, non discutono. È Curioso! Non si ingannano! Non mentono!
Quando Dio si rivolge a Dio, il suo viso brilla; si fonde; diviene ispirazione permanente.
E ci ispira!... E ci allontana da ciò che è volgare, ci separa da ciò che zoppica, ci situa nella bellezza.
Ci stimola all’arte affinché, nella sua vibrazione, assumiamo l’Amare come l’espressione più evidente della sua ispirazione e come il modo più contundente della comunione degli esseri.
Ogni essere d’umanità, dato il suo ispirato contenuto –eccezionale, – quando si esercita in questo sentire, trova un motivo per vivere… nei riferimenti di altre ispirazioni che aspirano ad essere, veramente, un’eccezione.

Cosicché l’Amare… sarebbe qualcosa come scoprire, l’Ispirata Presenza, nell’altro.
E il “si”: “amar-si”, corrisponderebbe col renderci conto che, l’altro, si rende conto della nostra ispirata potenzialità.
Nel cui caso, se così fosse – o se così è - l’edonismo di “Amarsi” è solo uno stratagemma per “edonizzare”, personalizzarsi, individualizzarsi, e cadere nella quotidiana e consumata tragedia, dramma, disperazione e inquietudine permanente.
Sì. Ma, allora, dove rimane l’autostima? Tanto di moda! L’amarsi, come segnale di cura e di…
-Rimane nel consumo, da dove è sorto.

La vita scopre il suo senso d’Amore quando Ama, non quando AMA a Sé stessa.

Se ci esercitiamo in questa posizione, non ci saranno dubbi, indecisioni e cambiamenti continui, tipici dell’essersi perduti, tipici, chissà, della solitudine- della quale parlavamo all’inizio-
Quando l’essere si sente perso, si confonde, si contraddice, si insinua –o no- o pensa che sì, che può essere…
Quando è nell’AMARE e sa che l’AMANO… non c’è spazio per le perturbazioni.
Solo la compiacenza… è il beneficio.