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Orazione 15/06/2018: Si ha paura d’amare

Contemplando i modi di sentire dell’umanità, è possibile che, salvo eccezioni, all’inizio – che era la Manifestazione-, gli esseri avessero le risorse e i mezzi paradisiaci in cui svilupparsi.
Probabilmente la sua coscienza era… di “Pienezza verso il Creato”. Vale a dire, non c’era separazione tra il Mistero Creatore e la sua espressione Creatrice.

Poi, qualcosa accadde. Quel “qualcosa” rimarrà nell’orbita del Mistero, ma possiamo avvicinarci con le parole… e dire che era nella frequenza “della disobbedienza”.
Da quel momento, la coscienza continuista dal Mistero fino alla Manifestazione si dissolse. Tuttavia, esisteva perché… per essa (la coscienza continuista) era necessaria, l’assistenza continua, Creatrice. Ma la coscienza di quello che era creato no… non si equiparava a questa Forza, e iniziò ad ubicarla nel sole, la luna, le stelle… Cominciò a perdere immaterialità e ad acquisire in materialità. Gradualmente antropomorfizzò il Mistero Creatore… e la relazione si fece “richiedente”.

Sì. Chiedeva e chiedeva: raccolti, caccia, buon tempo…
E certe volte sembrava coincidere, e altre volte no. E sempre di più, acquisì fiducia nelle sue risorse, nei suoi mezzi, nelle sue capacità, nelle sue alleanze!
E sempre meno aveva bisogno del riferimento nella Creazione. Fece di sé stesso il riferimento. E, da essere “immagine e somiglianza di” divenne, lui, l’immagine e somiglianza di tutto il resto.

Così accade con una certa frequenza, no?

Poi si istituì velocemente il … “Chi non è con me, è contro di me”, e quindi… è scomparsa la possibilità di dialogo.

Quella “pienezza” di sintonia con la Forza Creatrice, oltre a diluirsi e offuscarsi, iniziò a convertirsi… - sulla base della scoperta delle risorse e dei risultati fatta dall’essere- iniziò a convertirsi in… affetto versi alcuni e verso spazi di sicurezza, in attaccamenti.
Sì! Era evidente che non si poteva vivere assolutamente isolato: non aveva una sufficiente configurazione vitale, l’essere, per autogestirsi, ma aveva bisogno… di tutto.
In balia di questa… - già debole - relazione tra la Forza Creatrice e lui, del Principio dei Principi della Manifestazione paradisiaca, tale relazione si convertì in attaccamenti, in un “volere”.
“Io voglio questo” … “Io voglio quello” … “Io voglio quell’altro” …
E quel volere si fece Potere.

“Giacché voglio questo e quello, e l’ottengo, lo posseggo… ho un sistema di gratificazione per il risultato ottenuto”.

Di modo che le relazioni dell’anima se ne andarono e si configurano fondamentalmente in base al… raggiungimento, quello che posso ottenere, quello che ottengo, ciò di cui posso appropriarmi…
“Volere”.
“E sì, ti voglio molto bene, ma quello che voglio di te è questo e questo e questo”.
“Oh!, sì, ti voglio tanto tanto bene, ma quello che realmente voglio è quello, quell’altro e quello che c’è oltre”.

E, tra i voleri, le possessioni si dividono, si combattono, si sfidano!...

L’ascendenza che la Creazione ha sulle sue creature… è infinita. E in questa infinitudine, e tra tanti voleri, risplende ogni tanto… l’Amare; che non possiede, che non reclama, che non esige, che non chiede; che non fa altro che disporsi ad offrirsi, a servire, a darsi.

Questa tenue vibrazione oscilla… e si fa specchio difronte al volere.

Bisognerà decidere tra amare o voler bene?
Globalmente la decisione che permane ora è voler bene, cioè volere!
Adesso che si vuole sicurezza, si vuole economia, si vuole… tutto sistemato, senza sforzo, tutto sistemato, senza niente da offrire.

Quel che deve allertare l’essere, secondo la prospettiva Orante, è la mancanza di criterio… per sapere se si sta volendo bene o amando.
E fra le altre cose quel criterio non c’è, perché si confondono le due opzioni, come se fossero la stessa. E no è così.

L’umanità è ora concentrata nei suoi risultati, nei suoi titoli, nei suoi premi, nelle sue lodi, nei suoi guadagni… nelle sue sicurezze, nelle sue possessioni.
L’ Amare risulta… poco proficuo.
Non vince, non è esigente, non è impulsivo, non è possessivo…

È come IL MARE: è lì, permane, sempre diverso nell’arrivare delle sue onde, sempre imprevisto nell’attuare delle sue correnti. E nonostante qualcosa si sappia, è piuttosto occulta come Mistero.

Il volere, il voler bene, assomiglierebbe ai fiumi.
E l’Amare sarebbe l’equivalente dei MARI.
L’uomo conquista i fiumi, si stabilisce sulle sue sponde, solca i mari e… e di quelli rimane una nostalgia dell’infinito oceano che non ha limiti.
Si fa insondabile.

Ma il fiume lo si controlla, lo si domina, gli si mettono canali d’irrigazione, gli si fanno scarichi, si cambiano le rotte… se ne ottengono benefici, un guadagno, un ricavo.

Anche con IL MARE si cerca - e di fatto ci si riesce – ma… non è così malleabile, non è così cambiabile. Se ne possono ottenere risorse, ma… la sua permanenza nei tre quarti del pianeta è come l’impronta divina dell’AMARE.
Pare che, al massimo, l’uomo osi navigare… senza vedere nel MARE il Riflesso Creatore, possibilità di trovarsi nell’origine… e vibrare nella nostra ascendenza.


Si ha paura dell’AMARE.
Sì; perché… non lo si può manovrare, manipolare, possedere, afferrare, tenere…
È più facile “vincere”… con il volere, il voler bene e, con il Potere che questo volere può generare.