Scuola Neijing Italia Logo

Orazione 06/04/2018: Il Senso del vivere

E arriviamo, qui, in questo luogo di Universo, perché ci portano. E ci portano…, attraverso quello che chiamiamo “Creazione”, all’interno di un piano che non riusciamo a conoscere, né comprendere, né capire. Un Mistero. Per questo lo chiamiamo “Mistero Creatore”.

Le nostre capacità, le nostre risorse, a seconda dei nostri studi, si sono evolute a partire dai mezzi di cui disponiamo; ci hanno portato fino alla dualità, occasionalmente viviamo l’unicità…Ma, all’interno della nostra capacità, occorrerebbe chiedersi: “E che senso ha tutto questo?”.

Che cos’è questo? Dunque! “Questo” può essere la vita, i pianeti, le stelle… le cose che sappiamo! Beh, “che sappiamo”; a cui abbiamo dato questa spiegazione di causa-effetto.

Sicuramente tutti gli esseri, in un qualche momento, si chiedono qualcosa di simile: “Che senso ha tutto questo?”.

In primo luogo, quello che possiamo fare è stare zitti. Silenzio.
In secondo luogo, possiamo dire:
- Dunque… la Creazione ha come senso il mostrare…
- Mostrare?... Semplicemente mostrare?
- Può darsi, può darsi.


Sempre immaginiamo, certo -o non è immaginazione! -, un punto di partenza. Così come fanno gli astronomi e gli astrofisici con “il Big Bang”: un punto di partenza. Ma non vi sembra un po’ povero questa motivazione? Certo, perché… spiegare le cose a partire da un punto…

- E prima di quel punto?
- No, no. Occorre spiegarlo a partire da quel punto.

È come raccontare una storia a partire da…
- La storia inizia nel 1888…
- Ah!... E prima?
- No, prima non c’è storia.
- Come non c’è storia?
- No! Per capire bene l’adesso, iniziamo dal 1888, con gli schiavi.
- Gli schiavi?
- Sì con gli schiavi.
- Si, ma…

Solitamente si sta in questo punto, si inizia una storia partendo da un punto che… può essere fortuito, circostanziale, divino, misterioso… Finalmente, possiamo incominciare a mettere parole.

Quel che osserviamo a prima vista, nel Senso Orante di oggi, è che se non intuiamo, sappiamo, percepiamo, sospettiamo… qual è il modello che da senso alla nostra presenza, ci costerà un po' -quando avremo un lasso di tempo per pensare-, ci costerà deciderci per… battere, gridare, saltare… Sì. Perché, non sentendo il senso -“che senso ha…? - ci possiamo perdere.
Nonostante ciò, anche così, il fenomeno della vita ha risorse, ha la potenza per continuare.
E avendo questa potenza, ci chiediamo… “Bene, da dove procede? Questa potenza per continuare”.
Se ci chiamano a orare e ci sottomettono a questa questione – nella quale ci troviamo ora, è decisamente per confonderci. Sì. Come ora. Beh, magari ci saranno eccezioni, può essere, ma in generale da una certa confusione. CI siamo quasi nella… “parte contrattante della prima parte, che è uguale che la parte contrattante della seconda parte”.

E che bisogno c’era, di Creare? Perché? Per chi? Fa parte dell’edonismo divino? Sentendosi così tanto divino decide di creare e vedere: “Che cosa!... Che cosa ha fatto?”.
È così…? Sarà questo?
L’ egolatria dello stesso Dio si annoia, e crea; e così si diverte. Ma… questo non è un modello molto particolare, umano, che si vede nelle azioni che facciamo? Vale quel criterio per situarci?
No.
Allora siamo ancora più persi, persi in… un Universo!
E continuano a trasportarci verso… chi lo sa?
Persi senza Senso.

Ah! Per questo ci sono molte persone che a volte si fermano per caso e dicono: “Che senso ha tutto questo? Che senso ha…? Ma, non trovo senso in quello che faccio”. Gli entra il “senzasentitis”, una delle molteplici stupidità umane, prodotto dell’egolatria simpatico- mimetica che tenta di capire e comprendere tutto. “Senzasentitis”.
Ah, perché Io non servo a niente, perché… la svalutazione della moneta, cercando autostima; come se fosse un Dio qualunque che vuole che i suoi sudditi gli rispondano adeguatamente, e lui vuole avere la sufficiente capacità e potere per riuscire a modificare e correggere gli errori.
Poi viene la catalogazione e il valore.
Non valgo niente, non servo a niente…
-E chi vale? Vediamo un po’, chi vale? Cosa possiamo fare in questa perdizione? Chi vale?
-No., è che tizio fa non so cosa, e caio fa non si sa che…
E allora? I vermi li digeriranno, e non si renderanno conto di che cosa hanno mangiato. Guarda che futuro!
Allora, la senzasentitis conviene sintetizzarla in un pezzo di plastico, e buttarla nella spazzatura.
Nel contenitore della plastica, certo! Perché non c’è alcun senso in tutto questo. Così che pretendere di saperlo o conoscerlo, e per non saperlo e non conoscerlo, strapparsi le vesti, darsi con la fusta, distruggersi… è una vanità vanitosa.
Vanità vanitosa?... Deve essere terribile”.

La cosa curiosa di essere persi è che è da molto tempo che lo siamo. Voglio dire che non ci siamo mai incontrati. Nonostante, gli zucconi (ignoranti) razionalisti appartengono ad un paese, ad un posto, ad un luogo… e non accedono a queste domande oranti. No. Rimangono nel loro quartiere, nella loro squadra, il loro mangiare e…
Normalmente quando uno si perde, chiede.
Eh, eh!... Va, vai a chiedere! A chi farai la domanda? Al vescovo? Al primo che passa per strada?
-Senti, sono perso, non so in quale parte dell’Universo sono, questo è un mistero, non so perché vivo… Mi puoi rispondere a queste domande, per favore?


Dunque è probabile che accadano parecchie cose: uno, che ci dichiarino mentalmente incompetenti; e l’altra che decisamente ci trattino…ci trattino…ci trattino con un trattamento! E ci offuschino un po’ la mente per farci pensare cose sensate.
Beh! Allora vediamo cosa chiedere…
È che sono perso! ...”.
Bene, quando si è persi, si chiede. Ma, certo, a chi si chiede? La cosa più appropriata sarebbe chiedere a quelli della tua specie. Questi, come possiamo osservare, no… non
possono rispondere a queste domande. E le altre specie sono offside, ossia fuori gioco.
O hanno già risposto a questa domanda, e hanno tutto chiaro, o… beh, si fa un'altra domanda:
-Cosa centrano messi lì? Che ci fa lì lo scarabeo stercorario? Perché hanno creato un essere con quelle caratteristiche? Vediamo! Non sarebbe meglio un elefante marsupiale?”.
- Uff! No, se messi a creare… possiamo immaginare migliaia di cose
.

Ma… torniamo all’essere perso.
- E quindi, quando si è persi… cosa si fa?
- Ah! Allora si mandano segnali di fumo, si manda un… stavo per dire un SMS; no, un SOS. Anche se oggi bisognerebbe mandare un SMS, ma nos sappiamo dove.
- E allora?
- Beh… sicuramente avrete già mandato molti SOS.
- E allora?
- E le risposte sono quelle che ci sono… socialmente parlando, culturalmente parlando, scientificamente parlando, religiosamente parlando… conosciute da -più o meno- quasi tutti. E che ad alcuni e ad altri soddisfano in maggiore o minore misura… e “vivi come se fosse l’ultimo giorno
”.
La verità è che la situazione diventa difficile.
- E se la Creazione fosse una singolarità, all’interno delle infinite singolarità che possono esistere?... e non avesse maggior importanza; solamente importanza per ciò che è creato, che, dato il suo infimo livello, si angoscia e si sente solo e disperato.
- Povero!
- Ma Dio deve averlo calcolato! Il Mistero deve averlo previsto.
- Ma chi ha detto che il Mistero ha previsione? No. Scusi. Non è prevedibile, è imprevedibile.
- Ah! Questo è già più evidente
.

Una singolarità, all’interno di infinite singolarità di Universi”.
Ffffff! Che grande!... Che grande! Che infinito!

Quando amiamo… sappiamo, conosciamo, capiamo e… percepiamo quello che amiamo?
Sappiamo perché amiamo un’idea, un luogo, una persona, un animale, una pianta, un progetto?...
No. Non lo sappiamo. Crediamo di conoscere “qualcosa” di quello che amiamo! di ciò che ci attrae. Non sappiamo nemmeno perché. Possiamo spiegare qualcosa: “Ah! Perché è carino, perché è …” - Ma per altri è brutto! - “Perché è interessante, perché è un’esperienza nuova…”.
Poi, c’è un aspetto della vita dell’essere umano, che è il fatto puntuale dell’… Amare, nel quale non si precisano antecedenti, non si ha bisogno di spiegazioni, non c’è bisogno di giustificazioni. “Accade”.

Questo vissuto di Amare è l’equivalente della risposta alla domanda del “il senso”; del “perché”; semplicemente elimina questa questione del perché o del senso: si sente, accade, succede. E non ho bisogno, per viverlo, di una spiegazione.

E l’Amare è stato capace di creare?
E cos’è che fa l’uomo quando fa… amorosamente? Si ricrea. In un certo livello, crea.
E di conseguenza, potremmo dire che Amare è la frequenza che ha le possibilità di creare… e qualcosa di più!
Così che, dopo tante difficoltà, potremmo arrivare all’idea che… quel che si dice:
Dio è Amore”. E punto.
Amare ne sarebbe una conseguenza, o un’origine?
Riflessioni interminabili.
Sembra che abbiano un inizio, ma non ce l’hanno. Sembra che abbiano una fine, ma è perché la mettiamo.
Abitiamo in infiniti, nei quali non abbiamo bisogno di incontrarci. Se abitiamo in infiniti, e siamo infiniti, non esiste la possibilità di perdersi. Perdersi è una trappola. L’infinito non ha perdite.
L’originalità dell’Amare è quello che ci da senso in qualunque posizione, senza pretendere di darlo. Ha la forza sufficiente per riabilitarci, riordinarci, ricomporci, continuare…
Non c’è inizio, non c’è fine. C’è sentire e senso di amare.

E siamo una minuscola conseguenza di questo avvenimento: avviene l’Amare e, di conseguenza, singolarmente, compariamo; ci creano, ci portano, ci mettono.
È un infinito Mistero, sì, ma ci viene data l’occasione – per via della singolarità della vita- di vivere, ed è quando ha senso il “vivere l’Amare”.
Per questo ci alziamo, per questo proseguiamo, per questo continuiamo…