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Orazione 16/02/2018: La pressione

Ed è facile scoprire in che misura, vivere implichi – oggi- essere sotto pressione e, a sua volta, fare pressione. È come se la gravità del pianeta nel quale abitiamo si fosse fatta più grande.

Perché, chiaramente, con questa parola - “gravità” possiamo catalogare lo stato di questa pressione che, con pensieri, parole, opere e omissioni!, la specie umanità esercita su sé stessa e soprattutto su quel che costituisce il suo ambiente.

È come se fosse un imperativo categorico, un bisogno di vivere, il fare pressione… fino a – con molta frequenza – opprimere, obbligare, castigare, perseguitare, imporre…

Cosi che è… “dovere d’onore” valutarsi, in quanto alla pressione che il nostro fare può generare.
Ah! E non dimenticare la auto pressione. La pressione che per …condizionamenti, cultura, apprendimento, ambiente… si promuove e si mette in atto più o meno continuamente... Quell’ affanno per arrivare, ottenere, conseguire, raggiungere, dominare, controllare… uff! Questo è pressione.
Certo! Al momento di valutarlo è importante che si tenga conto che la auto pressione, presto o tardi, finisce per uscire fuori. Non è solamente “Il mio” problema, è inoltre “il” problema che posso generare per la mia auto pressione.

Tutti sembrano dire di volere un mondo migliore, qualcosa di meglio, qualcosa di meglio!... e a volta, con tanto voler “qualcosa di meglio” si esercita così tanta pressione che, quel che c’è di “meglio” si sente così preteso che si annulla.

È come se non si potesse ottenere “qualcosa”, se non sotto stati di pressione; facendo pressione.
Sì, questo è quello che accade quotidianamente, ma… qual è, e qui viene l’esclamazione del Senso Orante, qual è il prezzo generato da questo stato di pressione? Qual è il prezzo sulla vita, sulla sua qualità, sulla sua carità, sul suo animo? Come stanno le emozioni sotto pressione? Come stanno i sentimenti sotto pressione? Come stanno le allegrie, sotto pressione?

E come si suole dire, “la pressione tende a uscire da qualche parte”. E, ovviamente, esce con provocazione o sfida, con imposizione, richiesta, ragioni… più pressione ancora.
Il Senso Orante ci avverte che la natura della vita, e la sua espressione d’Universo, non si raggiunge o si consegue attraverso l’iniziativa della pressione…; piuttosto, con lei si deprime, si intristisce, perché finisce per non trovare via d’uscita. Invece d’aspettare, osservare e contemplare i segni che la Creazione ci mostra nel suo Mistero, e continuare nell’ obbedienza… certe volte con piacere, altre volte senza piacere…
Ma con la certezza del sentire, del pensare e del fare, con questo non è necessaria la pressione, la auto-pressione. E qualunque pressione che all’autentico senso si approssimi o minacci, lei stessa si diluirà.

La quotidiana situazione, in pressione permanente, si fa prigione. Chi è libero? Chi è fuori di prigione... cosa ha creato la pressione?
E mentre la specie si consuma, sotto pressione e condizionata permanentemente dall’acquisizione dei suoi risultati – non per l’espressione delle sue capacità e magnificenze, anche se ci sarebbero delle eccezioni-… mentre tutto ciò accade, la Creazione continua senza pressione, senza ostacoli!, la sua espansione e la sua generazione di nuovi spazi…
Nasce ogni giorno. E ci pone ogni giorno in prospettive differenti.
L’indice di coscienza (in cui ci troviamo), a volte, fa sì che non ci si renda conto di ciò, e si crede che tutti i giorni siano simili o uguali. E risulta che durante il sonno abbiamo percorso centomila milioni di kilometri, e ci siamo situati in un’altra prospettiva dimensionale.
Nel frattempo, la coscienza ordinaria persiste e rimane nella ricerca dei suoi risultati… facendo pressione!

E se, dice il Senso Orante, e se invece di fare pressione, si impressiona?
E se cambiamo la pressione per l’impressione? E invece di fare pressione, ci impressioniamo e cerchiamo il modo di impressionare, come in un gioco di palloncini nel quale ognuno esibisce il più grande o il più piccolo, o il più rosso o il più verde o il più blu.
E ci impressioniamo non per spaventarci, né per limitarci ovviamente, né per fare pressione, ma per mostrare le nostre abilità, le nostre capacità, le nostre virtù, come quel bambino che, al vederci, sfoggia la sua mezza parola, il suo sorriso, i suoi movimenti –il piccolo repertorio; per lui, il gran repertorio-, e ci impressiona.

Lì, lì sì c’è il talento. Il talento: l’originalità, la singolarità dell’essere.
Impressionare…
Senza la ricerca di guadagno, ma come espressione simile a un grande spettacolo.
“Il grande spettacolo della vita! Passate e impressionate con le vostre singolarità. Nessuno, nessuno! Avrà la sua. Solo lei potrà esprimerla. Non cerchi di imitare, non cerchi di competere, non cerchi di imporre… o vincere. Impressioni con le sue proprie bontà. Impressioni con i suoi propri “fare”. Impressioni col suo stare ed essere.”

Se prestiamo attenzione, continuamente, in qualunque luogo ci troviamo – “se guardiamo bene” - ci impressiona.
Ci impressiona la bruma di un’onda, e ci impressiona l’alba tarda per la nebbia, e ci impressiona il tramonto vicino al fiume, e ci impressiona il canto di un cardellino o la grazia di una vespa.

Se facciamo attenzione, è possibile convertire molte pressioni in impressioni.
E molte imposizioni teoriche in espressioni.
Se cerchiamo il modo di esprimerci, impressionando, staremo nell’ attento e meticoloso stare di una relazione, di relazioni che sempre promettono e sempre compiono ciò che hanno promesso! perché sono espressioni del talento impressionante che ha ogni espressione di vita.

L’esercizio dell’impressione che impressiona, ci mostra il talento che (come il Tarento giapponese) ha ogni essere, e ci toglie dalla prigione della pressione.
È un fare continuo, che oggi dobbiamo… sforzarci di fare! Perché ciò che esce è pressione. Questo sforzo – come forza che siamo – presto, quando l’esercizio sia una pratica, smetterà di essere uno sforzo, per costituirsi in uno stato di liberazione, per rendersi conto di quanto si era sotto pressione… e come il Senso Orante ci impressioni quel tanto che basta per avvertirci!, guidarci!, mostrarci!… qual è la nostra vera natura; che, a forza di imporsi su se stessa, smette di ricordare la sua essenza e in questo modo si fa maldestra e ossessiva, indecisa e violenta.
La sorpresa, la fantasia, la fiducia… che adornano il trascorrere di questo tempo stellare, ci favorisce in quest’ impressione – fantasia – in questa sorpresa - espressione-, in questo talento – fiducia -.
Se tutto ciò si combina con l’influenza del luogo, lo spazio, le possibilità, le risorse, non c’è motivo per eludere l’espressione che
impressiona, il talento che si mostra.