Scuola Neijing Italia Logo

Orazione 13/01/18: Ci troviamo in una creazione incomparabile

Ci troviamo in una creazione incomparabile

È d’abitudine, fin dove uno può ricordare, il “fare paragoni”.
E, secondo le culture, le società, le tradizioni, si stabiliscono modelli… di persone, miti, leggende, religioni, che servono da riferimento, ma che oltrepassano quel riferimento ed entrano in termini comparativi.
Il detto –forse per esperienza –ci ricorda che “tutti i paragoni sono odiosi”. Perché? Perché non si rispetta la caratteristica, la qualità, la posizione degli elementi tra il paragonato e il comparabile o l’incomparabile. Il dualismo sempre si insinua.

Se facciamo un paragone, per esempio, tra le conoscenze astrofisiche di Stephen Hawking con quelle che ha Lionel Messi, sarebbe come… un po’ strano no? Ora, se facciamo un paragone tra l’abilità calcistica di Messi, con le abilità calcistiche di Stephen Hawking, Stephen Hawking ne esce vinto.
Quindi dipende anche da cosa, con chi e con quale funzione ci paragoniamo.
Ciò che è preoccupante è che le società si paragonano sempre di più fra loro: tra paesi, tra abitudini, tra possessioni, tra abilità… e, ovviamente, negli aspetti di convivenza…
Negli aspetti di convivenza c’è qualcosa che richiama l’attenzione al momento di paragonare – è per questo che fare paragoni ha importanti conseguenze - :
- Non paragoni mica una donna con un uomo, no?
- Cosa vuol dire?
- Be! È chiaro! Dove c’è un uomo, che si tolga di mezzo una donna!

Questo… sembra essere ciò che accade nella nostra specie. Il valore della donna non solamente è in discesa, ma è imbavagliato, perché si stabilisce questo sistema di paragone, che oltretutto funziona per gli interessi mascolini, perché la donna si sente chiamata in causa e comincia a esercitare come un uomo.
E nella misura in cui la donna esercita come un uomo gli uomini saranno di più.

Bene, c’è un…, diciamo, “rimedio”, per aspetti di tale proporzioni, che risulterebbe essere infallibile - “risulterebbe” essere infallibile- se si prendessero in tutta la loro interezza. Sì. Il rimedio è, –siate credenti o non credenti–, il paragonarci con la Creazione, l’Universo, la biodiversità, le abilità che l’ambiente ha per sopravvivere, i colori dell’arcobaleno… Abbiamo molti esempi, ma così, per… magari curarci radicalmente, abbiamo l’esempio di quell’Universo che contempliamo in una qualunque notte chiara. E che se poi ci addestriamo un po’ nel sapere quello che dicono che si sa. Con chi ci paragoneremo?
Quel Mistero Creatore, quella esastica (da ecstasy) presenza, per il semplice fatto di vivere! è incomparabile. Se facciamo nostre tali corrispondenze, non c’è paragone; siamo niente.
Certo. Di conseguenza, se questo funzionasse -e può funzionare– al momento di paragonarmi con quello che fa uno o l’altro, cioè… fino dove possiamo sapere tra “niente”, non litigano, tra “niente” non discutono, perché quello che c’è è niente… E sul Nulla… sappiamo poco, intuiamo qualcosa.

Se i sistemi comparativi continui che si sviluppano smettessero di esercitarsi e ognuno apportasse la sua virtù, indubbiamente imparando da altri, condividendo con altri “senza competere” in quel gioco della vita, probabilmente le articolazioni sociali, culturali, spirituali… non farebbero tanto rumore, non sarebbero così artrosiche, così degenerative…

Il Senso Orante di oggi ci rimette alla accettazione compiacente di ognuno verso sé stesso e all’ accettazione compiacente verso gli altri. E questo non inabilita,
per niente! il progredire, l’imparare, l’evolvere… assolutamente no!

Oltretutto, nella misura in cui non solo sappiamo, ma assumiamo che ogni essere arriva a questo stadio chiamato “vita”, con un progetto, con un programma, con certe capacità, con delle risorse incomparabili
E questo può essere un dettaglio interessante! Ed è una scorciatoia – vuol dire,
una via che si fa più corta – ed è sentirsi incomparabile. Ha i suoi rischi perché, chiaro, può esserci una salita di testicolo o di un’altra cosa, sentendosi uno incomparabile, reclama la corona, lo stipendio, la macchina… o qualunque cosa.
Ma se nell’interiore di ogni ognuno riconosce a se stesso la sua parcella e ovviamente visiona l’ambiente che lo circonda e lo prende come riferimento, la sua poesia sempre sarà Incomparabile, il suo russare sarà sempre incomparabile.
Questa è una strategia di umiltà: incomparabilità. Certo! Perché se uno fa paragone con quello … “Perché sono molto forte, ho molti bicipiti e…” Evidentemente può salire il gemello, il polpaccio. Ma se se fai il paragone in… In fine, con queste cose che non sono così tanto valutabili, è più difficile che sorga, l’incomparabile, come superbo e vanitoso.

È inoltre importante rimarcare, in questo “Suggerimento Orante”, che nella misura in cui accettiamo gli altri – che evidentemente sono incomparabili, o perché non vogliamo assomigliare a loro , o perché ne ammiriamo qualche virtù – è importante mantenersi incomparabili, per poter essere riferimento in qualcosa.
Invece, se camuffiamo la nostra vera identità, depistiamo i riferimenti che possono avere in base a noi.

E si è già detto -vero? – “Per i suoi atti li conoscerai”. Come… come possiamo
conoscere, accettando senza fare paragoni, facendoci incomparabili, ma solidari e con… risorse?
Vedendo gli atti degli altri. Quello è il barometro, il parametro che ci serve.
Certo è che la maggior parte delle volte gli atti degli altri sono truccati, camuffati, apparenti… non sono quelli autentici!
Ciò nonostante, - ciò nonostante - se valutiamo senza pregiudizi la posizione e l’apporto dell’opera degli altri, saremmo in “condizioni osmotiche”, ovvero, di raccogliere quel che emana uno, ciò che emana l’altro, e di dare allo stesso tempo quello che abbiamo, quello che sentiamo di essere.

Quando si assume comparativamente che siamo incomparabili, e che non ci possiamo comparare col fenomeno della vita, con le manifestazioni dell’Universo,
anche se pensiamo e sentiamo- soprattutto sentire- poco quella realtà, quell’evidenza, il nostro grado di umiltà migliorerà, il nostro grado di pazienza si amplificherà, il nostro grado solidale si farà effettivo.

E ritornando a quel che si è detto, come nel Magnificat del Nuovo Testamento:
“Si faccia in me secondo la Tua Parola” assumere che siamo inviati…per proporre, per aggiungere una funzione che è necessaria. E con la garanzia della Creazione, probabilmente, difronte a questo misterioso e grandioso progetto, probabilmente la nostra posizione sarà di cautela, di cura, di rispetto, di ammirazione; senza pregiudizi, senza giudizi, senza castighi, senza offese, senza rancori.

E se -tornando ai riferimenti- … siamo a immagine e “somiglianza di”, e se siamo immagini e somiglianze “di”, il nostro grado di pulcritudine, impeccabilità, e presenza, deve essere prioritario.
Quello si che è un vero riferimento, un riferimento universale.
Sì. Perché in genere i riferimenti e i paragoni si fanno locali. Locali, provinciali, nazionali internazionali, continentali… ma universali? Quello è il nostro riferimento.
Perché siamo abitanti dell’Universo, ed è quell’Universo che “a immagine e somiglianza” ha tenuto in grembo la nostra istanza. Come ci ricordava la Tradizione Orientale, quel macrocosmo. E noi siamo un microcosmo: “immagine e somiglianza”.
Ma l’essere di umanità non arriva mai ad assumere quella posizione. Si rifugia nelle sue intelligenze, nelle sue sapienze, nelle suo conoscere, nei suoi legalismi, nelle sue trappole, nelle sue apparenze, e… il risultato si vede. “Per i suoi atti li conoscerai”.

Nella pratica, la stessa cosa. Nel fare terapeutico o guaritore, se siamo di fronte a qualcuno che reclama il nostro aiuto, non serve fare il paragone di questo caso con l’altro…no. Ogni caso è incomparabile.

Le statistiche cercano di uniformarci. I protocolli si impongono senza pietà.
E la persona smette di essere incomparabile per, diventare un numero in più.

Facciamo una convivenza di microcosmi, di universi….
Sapendo della nostra comune – “comune” – procedenza.
E prima di lanciare la fusta castigatrice del paragone, e di stipulare norme e protocolli, ricordiamo questa universalità. E allora sapremo rispettare l’identità di ognuno.

E nel momento di prendere riferimenti, facciamoci guidare dalla loro universalità: “Questo riferimento ha un carattere universale? , ha una vocazione creativa?, ha una posizione solidale?”.
Quello ci servirà da guida, da faro… ci collocherà nella dimensione a cui apparteniamo e dobbiamo servire, data la nostra propria natura.
Sotto questo modello è possibile scegliere i riferimenti o “il” riferimento.
E che, di conseguenza, quel riferimento ci aiuti a …senza dubbio, se la scelta è adeguata- a fare riferimento in noi, potendo essere simultaneamente riferimento di altri…e così successivamente.

I riferimenti non inabilitano la capacità referenziale di ogni essere. Al contrario: la potenziano, la sviluppano. Non la paragonano.

Che ognuno sia quello che è, senza apparenze né inganni, affinché gli esseri si rispettino inevitabilmente, e tra di loro si ammirino, per la peculiarità, per l’originalità, per l’incomparabilità.
Così ciascuno può raggiungere la posizione eccezionale. E creare comunità di eccezioni che, in comunione con le abilità proprie di ogni essere, sono gestanti di creatività, di innovazioni, di novità, di rinnovamenti.

Se la nostra origine è inavvicinabile, misteriosa- e, a mostrarlo c’è lì l’universo-
siamo semi di eccezione. E ognuno deve mostrarsi nella sua peculiarità, affinché tra tutti possiamo essere riferimenti e possiamo raggiungere quel riferimento universale che ricorda a ciascuno- e che ognuno ricordi a noi stessi – quella posizione incomparabile. Sapendo così, riverire la vita in tutte le sue dimensioni.

Ci troviamo in una Creazione incomparabile.